Ricongiungimento
Stanotte questa nuova calma gioia esigeva parole. Mi ha chiesto serena: “Perché non mi scrivi?”. Io la guardavo, occhi senza stupore. “Stamattina ho cessato di gridare aiuto; a mezzanotte ho smesso di gridare. Non so ancora scrivere senza lacrime”. Poi fogli luminosi d’acqua marina - questi giorni...
Piccolo Bestiario di Animaletti Fantareali
LA LEOCERTOLA Cauda Multiplicans
Animaletto di piccole dimensioni, dal corpo verde, sottile, con una lunga coda e un muso dai tratti felini, dotato di denti aguzzi e artigli affilati.
Diffusa nell’emisfero boreale, vive sottoterra, ed esce a caccia di notte. Si nutre esclusivamente di formiche rosse, ed questo tipo di alimentazione le conferisce il caratteristico colore amaranto del muso.
Le parole rubate

Non è stato facile fissare l’incontro ma ci sono riuscito. È l’unica possibilità che mi resta, prima di dichiararmi sconfitto. Mi aspetta all’ingresso dell’albergo, lo riconosco dal cappello e dalla sciarpa di seta nera, quella che al telefono abbiamo stabilito dovesse indossare. Mentre mi avvicino perdo tutto il coraggio che mi ha fatto arrivare fin qui. Vorrei tornare indietro ma è troppo tardi: mi ha visto.
Così mi avvicino e mi siedo al suo tavolo. Lui mi accoglie con un gesto appena accennato della testa, e uno sguardo attento. È un uomo di poche parole. Mai così poche come quelle che mi sono rimaste. Al telefono non gli ho spiegato nulla, avevo paura. Ma adesso che siamo l’uno di fronte all’altro non so da che parte cominciare. Per fortuna è lui che mi viene in aiuto.
“Le ho ordinato un caffè. Bisognerebbe sempre avere un buon caffè davanti prima di parlare”.
Read MoreUomoperfettopuntocom
Erano già le dieci di sera quando lei sentì la chiave girare nella serratura.
Velocemente si asciugò gli occhi, si alzò dalla poltrona, e sciolse i capelli. Col suo solito sorriso gli andò incontro; lui la salutò appena.
“Ciao amore, hai fatto tardi stasera”
“Sì, ho avuto da fare in ufficio” rispose lui mentre si dirigeva verso il bagno.
“La cena è pronta!” gridò lei da dietro la porta.
“Ho già mangiato al lavoro” rispose lui “Sono stanco, vado a dormire”.
“D’accordo” sussurrò lei. Poi andò in cucina, aprì il frigo e senza riscaldarlo cominciò a mangiare il soufflé avanzato dal pranzo, in piedi. Le maioliche intorno brillavano di pulito, i pavimenti erano lucidi di cera, e tutta la casa odorava di cibo appena sfornato.
Read MoreHo sempre desiderato mangiarti
Quella mattina rimasi a letto più a lungo del solito.
Piero era partito il giorno precedente, per lavoro, e io avevo passato la notte da sola per la prima volta.
Lavorando da casa, gestivo i miei orari come volevo; tuttavia, senza la rumorosa presenza di Piero, quel riposo quasi rubato era un lusso che mi concedevo volentieri e che veniva, almeno in parte, a compensare le veglie ansiose dovute alla paura della solitudine notturna.
Non riuscii, però, a rilassarmi come avrei voluto: un ronzio prolungato, proveniente dal piano di sotto, mi impediva di abbandonarmi alle gioie del dormiveglia.
Mi imposi di ignorarlo per una decina di minuti, ma poi, quasi completamente sveglia e incapace di sintonizzarmi su quel rumore molesto, decisi di scendere per capire da dove provenisse.
Era il frigorifero; strideva con una rumorosità tale che pensai stesse per scoppiare.
Read MoreL’ultimo viaggio
Era stato, il loro, amore a prima vista. Da subito avevano condiviso il sogno di verdi campi e di corse sull’erba sotto il sole. Capitava, a volte, che fossero costretti a separarsi: allora gli occhi di lei diventavano malinconici. Lui invece reagiva facendosi furioso, capace persino di tradirla: ma erano gesti senza amore.
Lei lo sapeva e non se ne doleva; aspettava la sera, quando lui tornava a sdraiarlesi accanto; pareva allora che gli immensi corpi diventassero esili, lievi, che galleggiassero quasi.
Read MoreLiquefazione
Sono nata con una fontana dentro l’ombelico. Si tratta di una piccolissima fontana in miniatura da cui zampilla acqua vera e propria, fresca, dolce. Lo spruzzo nasce e muore nell’ombelico stesso, in un ricambio continuo che proviene da qualche parte, dentro di me.
E’ minuscola a tal punto che passa inosservata anche quando sto in spiaggia, in bikini; così discreta che dimenticherei persino di averla, se non fosse per il suono argentino dell’acqua, un sottofondo cristallino che mi accompagna sempre e che mi aiuta a dare il giusto ritmo alle mie giornate e alla mia vita.
Il flusso dell’acqua non è sempre lo stesso; sembra scorrere in perfetto accordo e armonia con qualcos’altro che mi pulsa dentro, di cui conosco l’esistenza ma con cui non sono in contatto in nessun modo se non proprio grazie alla fontana.
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